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Analfabetismo funzionale: che cos’è e come arginarlo

 Giu 23, 2021

L’analfabetismo funzionale in Italia: secondo i dati rilevati da Piaac – Ocse nel 2019, il 28% della popolazione italiana compresa tra i 16 e 65 anni è analfabeta funzionale. Con Giovanni Margarone, scrittore ed editorialista, abbiamo cercato di comprendere di cosa si tratta e come possiamo arginarlo.


Analfabetismo funzionale: cosa significa?


L’analfabetismo funzionale è un fenomeno purtroppo diffuso e poco trattato. Sebbene l’analfabeta funzionale sia scolarizzato, e quindi capace di leggere e scrivere, dopo la scuola ha una regressione rispetto ai livelli acquisiti nel percorso formativo. Non legge, non si informa o si informa male, fa fede sulle sue convinzioni e sui suoi pregiudizi, non ha capacità di analisi e, per questo, paragona il mondo solo alle sue esperienze dirette. Inoltre non sa trarre informazioni e spunti perché non comprende il senso di un testo. Ciò va a scapito della “competenza” basata sulla conoscenza, l’abilità e la capacità e ad essa è contrapposto.
L’analfabeta funzionale è pigro, non interagisce o interagisce poco. Nei casi più gravi, non sa scegliere a causa della sua ottusità, è indifferente verso il mondo che lo circonda, generalizza ed è pervaso da un pregiudizio radicato.


Potremmo definire questo fenomeno un insidioso dramma sociale?

Sembrerebbe di sì, perché l’analfabetismo funzionale si ripercuote sull’intera società, in quanto le persone colpite diventano cellule isolate o, perlomeno, ghettizzate con i propri simili. L’analfabeta funzionale non condivide e non accetta idee e opinioni. Riguardo agli effetti di questo fenomeno, possiamo trovarli, per esempio, durante i sondaggi, in quanto buona parte degli intervistati non risponde o dice “non so”, un po’ per disinteresse, un po’ per ignoranza nella più ampia accezione del temine.

Qual è la situazione del fenomeno in Italia in rapporto alle macro-aree europee e mondiali?


Un’indagine dell’Ocse-Piaac ha stimato che un italiano su quattro è analfabeta funzionale – ma questa proporzione rischia di aumentare – come competenze generali della popolazione, l’Italia è al penultimo posto in Europa e al quartultimo a livello mondiale. Sulle competenze, quindi, siamo scarsi: il regresso culturale incombe.
L’indice più tangibile del fenomeno, almeno per quanto mi compete, è quello della diffusione della lettura in Italia.
Le statistiche ci dicono che solo il 40% degli italiani in un anno ha letto almeno un libro, tra questi il 19% sono lettori “deboli” (massimo tre libri all’anno) e il 6% sono lettori forti (un libro al mese). Sono dati sconfortanti, tenuto conto dell’importanza che ha il leggere e visto il raffronto con altri paesi europei: da un minimo della Spagna con il 60% di lettori, fino ad arrivare alla Norvegia con ben il 90% di lettori.


Quali possono essere le cause dell’analfabetismo funzionale?

Giovanni Margarone

Le cause le possiamo trovare nell’ambito familiare e sociale in genere; sicuramente va scemando l’attrazione verso la cultura in generale, in un mondo in cui si è sempre di più fruitori di una tecnologia mal offerta e mal gestita, che sta impigrendo le capacità mnemoniche. È più facile e divertente manipolare uno smartphone, a mo’ di gioco, che prendere in mano un libro per concentrarsi in una sana lettura. Inoltre, gli stessi algoritmi informatici del web veicolano in base agli interessi individuali, precludendo tutti gli altri: una sorta di vizio che il web dà a un’utenza spesso inconsapevole. A mio modesto avviso, la tecnologia barocca, così come viene etichettata dal divulgatore scientifico Mario Tozzi, è in gran parte responsabile del decadimento culturale in atto; sebbene sia opportuno non generalizzare e fare una dovuta precisazione: se si facesse un uso intelligente e razionale delle tecnologie digitali, queste sarebbero una risorsa formidabile, ma come in tutte le vicende umane, spesso sull’intelligenza prevale l’istinto e dubito che su questo si possa fa-re qualcosa, né pensare a un ritorno dello status quo preesistente.


Possiamo ancora affermare che l’Italia è motore di cultura, attesa la sua tradizione millenaria in tal senso?

In parte ancora sì, le eccellenze in tutti i campi ce le abbiamo; menti brillanti continuano a distinguersi anche tra le nuove generazioni e questo è un buon segno. Peccato che a causa di politiche scellerate, che non valorizzano adeguatamente la ricerca, per esempio, anche in termini di investimenti, numerose menti abbandonino l’Italia verso realtà estere più remunerative e motivanti. Riguardo, invece, alla massa della popolazione, ci sono aspetti che ci portano a fanalino di coda e in questo caso, sono i dati a dircelo oltre a un sentimento generale.


La comunicazione contemporanea (soprattutto mediatica, audio-video e social) favorisce l’analfabetismo funzionale se mancano capacità di analisi e selezione dei messaggi informativi da parte dell’individuo?

Assolutamente sì. Come dicono gli esperti in comunicazione, si ingurgitano quotidianamente talmente tante informazioni di ogni genere (attendibili, false, stupide e serie), che se si è incapaci di selezionare e analizzare razionalmente, la menzogna diventa verità e viceversa. E questa incapacità è tipica dell’analfabeta funzionale, che a causa dalla sua incompetenza non valuta e accetta le informazioni sulla base delle sue convinzioni, spesso errate, e dei suoi pregiudizi.


I social network sono un grande fatto contemporaneo, ma sono usati male?

Direi di sì, almeno in parte. Il gioco dei mille like, l’esibizionismo a ogni costo, l’ansia da social network sta snaturando e influenzando la vita quotidiana, specialmente da parte di chi ha tanto tempo a disposizione. Anche qui: sarebbero strumenti validi, ma usati spesso senza intelligenza.


Quindi strumenti che possono parlare alla pancia degli analfabeti funzionali con riflessi sociali e politici?


Comunicare a persone non in grado di fare scelte per disinteresse o incapacità riempie solo la loro pancia e i social in questo si sono rivelati un mezzo formidabile. Ma non bisogna dimenticare che ciò provoca grave nocumento anche alla vita politica e sociale. Infatti credere a chi parla alla pancia si ripercuote sull’intera società, soprattutto quando i messaggi sollecitano il pregiudizio e le fobie. Non è cosa da poco, perché ciò determina una falsata rappresentatività politica a danno della democrazia, accentua le contrapposizioni e discriminazioni sociali e le guerre fra poveri, animati, questi, da un’illusoria visione del futuro, basata su promesse di fatto non mantenute. Solo promuovendo messaggi concreti e non volti unicamente alla ricerca di voti è possibile costruire il bene per tutti i cittadini.

Con una rinnovata promozione della cultura, in conclusione, si può combattere l’analfabetismo funzionale?


È tempo di continuare a parlare di cultura, la vera anima dell’umanità, nonché propulsore del suo progresso. Sin dalla sua comparsa, l’homo sapiens ha elaborato idee, fatto scoperte, riuscendo a diventare quell’essere progredito capace di valicare gli orizzonti. Ma cos’è la cultura nel senso della sua ampia accezione e qual è la situazione nel mondo di oggi; è ancora un mondo cultural-mente effervescente o si sta assopendo perché fortemente attratto da una realtà tecnologica che tende a sostituire lo stesso intelletto?
Cultura è conoscenza, ma non solo. È presente in ogni realtà sociale sin dalla notte dei tempi e da allora tramandata. Si parla di tradizione, appunto, perché passa da una generazione all’altra e in ogni fase viene arricchita. E non esiste solo la cultura dotta, quella che nel comune sentimento siamo portati a pensare, ossia quella delle arti, delle scienze e della religione. Per esempio gli Aborigeni australiani hanno la loro cultura, come le comunità tribali africane o quelle eschimesi della Groenlandia. La cultura è legata al contesto in cui nasce, è espressione di una comunità di qualunque genere essa sia. Per questo è propulsiva, perché la conoscenza fa parte di noi esseri intelligenti e ciò ci differenzia dal resto del mondo animale.
In questo scorcio di terzo millennio il problema dell’analfabetismo funzionale rischia di diventare sistemico. Quindi da dove partire? Senz’altro dalla scuola, sulla quale lo Stato deve investire molto di più; dal mondo della cultura con una continua opera di divulgazione e promozione; dai mass-media che devono avere più spazi dedicati alla cultura in visione pluralistica. E, come ho detto, da un uso più intelligente della tecnologia barocca. Insomma: risvegliare le coscienze in più modi possibili. Un discorso utopistico, forse, ma bisogna tentare perché la cultura è patrimonio dell’umanità e fonte di civiltà.

Francesca Ghezzani

Francesca Ghezzani Giornalista pubblicista, si laurea in Scienze Linguistiche e Tecniche dell’Informazione e della Comunicazione e consegue poi la Specializzazione in Tecniche di Produzione nell’Audiovisivo e nel Multimediale. Inizia a occuparsi di giornalismo nel 2003 collaborando dapprima con emittenti locali e successivamente nazionali e della piattaforma Sky. Alla passione per il giornalismo televisivo affianca collaborazioni con emittenti radiofoniche e con riviste e magazine; da anni dirige un proprio ufficio stampa e in passato ha collaborato con istituti in qualità di docente di comunicazione ed eventi.

Di Giovanni Margarone

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