RECENSIONE di “NOTE FRAGILI” a cura di Francesco De Filippi

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E’ con questa bellissima recensione che Francesco De Filippi descrive e commenta il mio romanzo “Note fragili”.

(Le recensione è stata pubblicata su Blog “Il mondo incantato dei libri” raggiungibile a questo link:

RECENSIONE di “NOTE FRAGILI” a cura di Francesco De Filippi 

Introduzione

La primavera appare in questo periodo nella sua prepotente bellezza, più rigogliosa e viva che mai si prende beffa di noi che per proteggere chi amiamo cerchiamo di uscire solo per le necessità che ci permettono indubbiamente di vincere questa lotta alla sopravvivenza. Ci si accorge che questo sole non brilla per noi mentre i suoi raggi filtrano dalle nostre finestre regalandoci una porzione di un irraggiungibile e malinconico orizzonte. Ci si perde nel turbinoso viaggio dei pensieri ripercorrendo frammenti di vita che non torneranno più, si è consci che si riparlerà di futuro, ma tutto sarà diverso, rimorso e rimpianti sono dietro l’angolo rimembrando quegli attimi perchè non li abbiamo vissuti come avremmo voluto. Questo lungo periodo sarà impossibile da dimenticare non solo per il contatto diretto con la morte ma anche perchè sta inesorabilmente uccidendo la nostra socialità a favore di un pressante individualismo. Si attanaglia il muro della diffidenza e diventa una fortezza invalicabile, ritroviamo la nostra umanità . Ė vero non possiamo abbracciarci, manca il contatto fisico con chi amiamo, ma cerchiamo di eliminare il nostro personale egoismo perchè i modi per dimostrare affetto sono molteplici basta volerlo. Non aspettiamo oltre, un ti voglio bene non costa nulla e ancora più oggi indica esserci, una presenza costante nella vita di qualcuno, una carezza affidata al vento che dona calore, asciuga le solitarie lacrime e lenisce le ferite più segrete dell’anima. Il mondo appare ulteriormente diviso creando fratture insanabili tra adulti e giovani . Ė una prova difficile per tutti non si può negare ma gli adulti troveranno un modo per reinventarsi per continuare a vivere perchè la vita col tempo insegna che le strade non sempre sono dritte o hanno curve esistono anche le scorciatoie. Per questo il problema più grande sono i giovani. Soggetti in costante formazione che si sono ritrovati con le ali spezzate e adesso hanno paura di spiccare il volo perchè inghiottiti dal fiume delle loro fragilità, in balia di questa corrente c’è il rischio che vadano alla deriva perdendo l’ultimo barlume di speranza nella vita. Dal punto di vista scolastico si è deciso di aggirare l’ostacolo attraverso la didattica a distanza ma subito questa nuova modalità ha mostrato non solo i suoi vantaggi ma anche i limiti. Ci si può collegare con tutti ma l’approccio che si può dare è strettamente nozionistico. Non c’è spazio per il vissuto, un sincero confronto, un vero dialogo. La cultura si può apprendere nel tempo il bisogno più urgente è ridare ai giovani la fiducia in loro stessi. Questa situazione paradossale sta uccidendo la loro allegria, la cosa positiva, però è che si sta riscoprendo il ruolo sociale della scuola e dell’attività collettiva. Fino a qualche tempo si sosteneva che la formazione della persona dovesse avvenire attraverso l’istruzione, la socialità e lo spirito critico per diventare un cittadino consapevole. Tutto questo andrebbe rivisto e si dovrebbe promuovere l’aggiunta di almeno un quarto parametro che da sempre è stato, sottovaluto e oggi che è diventato vitale c’è l’occasione di rimediare, mi riferisco all’empatia. In Danimarca l’empatia è entrata a pieno titolo nei curriculum scolastici dal 1990, con il nome di Klassen Tid ma già fonti attendibili sostengono che in diverse forme era applicata dal 1870. Non si riesce a capire come lì sia possibile e nel resto del mondo no. Questo appare il modo più consono per introdurre Note fragili il bellissimo romanzo di Giovanni Margarone. Un romanzo di formazione sulla potenza di un sogno che sovrasta il fragile animo del protagonista che confonde la sottile concezione tra il tangibile e l’astratto e rischia anche di perdere la sua vera essenza che poi è la sostanza di cui sono fatti veramente i sogni.

 

Aneddoti personali

Sono particolarmente felice di recensire Giovanni perchè oltre ad essere un amico è anche un mio collega del blog “Il mondo incantato dei libri ”. Ė sembrato corretto che avendo uno scrittore nel team, qualcuno recensisse i suoi libri e sono onorato che questo romanzo sulla musica classica sia toccato a me. Fin dalla sua entrata Giovanni ci ha sorpreso per la sua competenza e l’estrema delicatezza che dimostra di avere in tutte le tematiche che tratta. Recensire il romanzo di un membro del blog mi permette di ringraziare pubblicamente Elisa e anche tutte le altre amiche che mi hanno accolto a braccia aperte. Questo romanzo mi dà anche la possibilità di potervi raccontare un po’del mio privato e aprirmi ulteriormente con voi lettori. Mi sono sentito un po’ come il protagonista di questo romanzo. Lo studio per me è tutto, lo avevo persino fatto diventare la centralità del mio mondo. Mi ero prefissato l’obbiettivo di specializzarmi, volevo che i miei sacrifici e quelli della mia famiglia avessero un senso, con il raggiungimento di un titolo di studio importante. C’era e c’è anche la voglia di dimostrare che se ho raggiunto alcuni traguardi non è per la pietà delle persone per la mia condizione fisica ma perchè qualcosa valgo. Tra alti e bassi ho avuto un bel percorso universitario. Fino a quando mentre stavo preparando l’esame di didattica del latino, giunse la notizia della morte del mio caro amico Giovanni Santangelo che oltre ad essere stato un mio docente, era diventato un amico intimo. Per la prima volta non sapevo cosa fare, feci decidere il cuore, non mi presentai all’esame e per i mesi seguenti me lo piansi da solo. Mi sono fatto forza e sono arrivato alla laurea anche per lui, con la tesi che avevo sempre sognato di scrivere. Raggiunto l’obbiettivo con il massimo dei voti, dopo l’iniziale euforia e contentezza mi ritrovai in uno stato depressivo, era venuto a mancare il motivo per cui mi alzavo ogni mattina, dovevo reinventarmi ma non sapevo se ne avessi ancora la forza. Come un faro nella notte è arrivata la proposta della mia amica Elisa che per fortuna col poco raziocinio che all’epoca mi era rimasto ho accettato subito ed ecco perchè la ringrazio per avermi salvato. Attraverso il blog ho potuto affinare ulteriormente le mie letture e ciò mi ha fatto capire che posso essere tanto altro basta che lo voglio veramente. Chi mi conosce sa che l’insegnamento era la mia priorità, riconosco anche ossessione. Non rinnegando gli studi fatti perchè mi hanno permesso di essere la persona che sono, voglio tentare la carriera accademica e tenere altre porte aperte, l’importante che non sviliscano totalmente la mia persona. Ci sono strade come quella del critico letterario che non avevo preso in considerazione, ma che voglio tentare, per credere ulteriormente nelle capacità che mi sono state donate . Ė bello quando un libro ti fa male a tal punto da costringerti a guardarti dentro e porta una maggiore chiarezza nelle stanze più segrete dell’anima.

 

Recensione

Ogni forma d’arte è sinonimo di bellezza, ma ognuna per esprimersi liberamente e mostrare i suoi benefici deve far male e anche tanto, bisogno che scuoti le coscienze per questo ogni taglio all’arte e alla cultura che avviene è una ferita fisica e morale che è inflitta alla persona che potremo essere. L’arte ammalia e seduce ma solo gli animi forti la portano a compimento . Ė ciò che accade a Francesco il protagonista del romanzo che soffocato dalla vita familiare e del borgo, coltiva in segreto la passione per la musica. Lo schema famigliare tratteggiato all’interno del romanzo per i protagonisti Francesco, e Ana è caratterizzato dall’autorevolezza paterna e dalla benevola comprensione materna, tutto ciò richiama l’antica società patriarcale che non è totalmente scomparsa. Suona segretamente Francesco fino a quando non è travolto dalla forza dirompente della sua passione. Una passione che sente il bisogno di essere espressa, i tasti bianchi e neri del pianoforte si mischiano a tal punto da creare poetiche sfumature. Il giovane si ritrova a combattere le ideologie paterne secondo cui di arte non si può vivere. Francesco si iscrive al conservatorio locale e attraverso anche l’aiuto esterno di Michele un ex professore di quel conservatorio riesce a cavalcare l’onda del sogno. Michele è il Virgilio della storia, una guida fisica e spirituale che conduce Francesco tra le pieghe infernali della musica e della vita. Un personaggio positivo che lascia al protagonista il più puro degli insegnamenti e cioè che la vita nonostante tutto merita di essere pienamente vissuta. Un romanzo speciale dove Beethoven, Chopin, Mozart e Debussy fanno da corollario a una storia intensa e una scrittura artificiosa ed elegante, utilizzata nel suo perfetto dosaggio. Lo scrittore utilizza ogni parola con sacro rispetto, ne onora le etimologie creando una perfetta armonia tra parole e musica. A un certo punto la musica per un animo fragile e insicuro come quello del protagonista si rivela senza maschera e smette di essere il porto sicuro per diventare folle ossessione. Travolto da tragici eventi imprevisti, il protagonista è costretto a cambiare e rivedere le sue priorità. L’amore di Ana riuscirà a salvarlo da se stesso e i suoi fantasmi? Un pianoforte e un violino che si uniscono, animi fragili che insieme diventano una forza imbattibile tanto da non permettere più a elementi esterni di intaccare la loro sfera privata . Il romanzo suddiviso in trentasette capitoli, è come una lunga lettera a un figlio dove non solo è raccontata la storia dei suoi genitori rinati dalle ceneri, ma gli è inaspettatamente consegnato uno dei regali più profondi, un modo alternativo di sognare .

FRANCESCO DE FILIPPI si presenta così:

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