La letteratura oggi

Nel precedente articolo, era stato trattato, a grandi linee, il significato della letteratura quale fenomeno vivo che segue il divenire dell’umanità, proiettato verso l’infinito al pari dell’universo cosmico. Per questo, le vicende di questo fondamentale scibile, partite dagli albori della civiltà, hanno fatto sì che fossero contemporanee ad ogni epoca ed all’evoluzione linguistica. Così si è giunti fino a noi, epoca in cui i grandi del novecento sono diventati classici e assoluti fondamenti della letteratura contemporanea. Ma come definire oggi la letteratura contemporanea? Innanzitutto vive un sofferto rapporto con la lingua, sia nel caso italiano, sia nel caso degli altri idiomi. Non si può non ammettere che la nostra lingua subisca continue, se pur talvolta impercettibili, variazioni a causa del mutare dei contesti (a causa dei molteplici ambiti socio-culturali), nonché della concezione stessa di lingua nazionale unitaria, che in pratica non esiste soprattutto per ciò che concerne l’idioma parlato, per la pluralità delle influenze geografiche (in primis, le differenze sia del lessico, sia delle forme verbali tra nord, centro e sud in cui il diversificato uso di forme idiomatiche di origine storico-linguistica incide non poco nei costrutti orto-grammaticali-sintattici). Differenze che, tuttavia, emersero già negli autori del passato, citando, ad esempio, il Pirandello siciliano e lo Svevo giuliano oppure il teatro dialettale di Edoardo De Filippo. Italiano quindi lingua dinamica, in continua evoluzione. Ma forse è questa la peculiarità che contraddistingue le letterature delle varie epoche, nondimeno le stesse epoche in cui i personaggi si muovono dando testimonianza degli usi e delle consuetudini del passato. Ma queste caratteristiche le ritroviamo anche nella letteratura straniera richiamando il rapporto stretto con la lingua, seppur con dinamiche talvolta differenti. Leggeremo un francese più classico con Proust, un russo d’altri tempi con Tolstoj e via dicendo. Ma nella letteratura contemporanea, si osserva un’ulteriore poliedricità sia riguardo alle tematiche narrative, sia riguardo agli autori, sia riguardo ad altri fattori influenzanti. L’allargata platea di lettori (enormemente cresciuta rispetto, per esempio, al periodo ottocentesco quando la lettura era appannaggio solo di determinate classi sociali a causa dell’elevato tasso di povertà e analfabetismo) ha favorito non poco all’espansione di determinati settori narrativi. Infatti, sin dalla fine dell’800, presero piede narrative nuove come la fantascienza e il fantastico, e poi il thriller e il giallo, fino ad arrivare alla narrativa Romance. Correnti letterarie conservatrici hanno spesso disdegnato una certa narrativa di genere, prediligendo quella cara a scrittori come Calvino e Pavese, forte di un neorealismo che tuttavia uscì dai canoni classici dei grandi romanzieri del passato. Il risultato di quest’evoluzione, che tuttavia continua ad essere in atto anche ai nostri giorni, è una letteratura assai poliedrica. Ma un aspetto assolutamente non trascurabile e forse anche preoccupante è affiorato nel contesto letterario contemporaneo: il ritenere il libro un prodotto commerciale. Il libro è diventato un bene di consumo (e riguardo alla diffusione non ci sarebbero obiezioni, considerato che la cultura dev’essere patrimonio dell’intera collettività); però l’eccessivo slancio verso un’ottica commerciale che spesso sovrasta sulla qualità stessa delle opere è sintomo di una visione consumistica e di profitto provocante un caotico sistema di mercato, mosso da interessi tutt’altro che culturali, attorno al quale gravitano migliaia di case editrici e un vero esercito di autori tra i quali moltissimi, sebbene scrivano opere di sicuro pregio, fanno fatica ad emergere. Quindi una letteratura poliedrica e influenzata dal mercato: questo è il contesto letterario odierno. E in questo mare di libri il lettore, seppur attento, si trova spesso disorientato. Sugli scaffali delle librerie, è ormai facile trovare opere di bassa qualità, che forse un domani nessuno ricorderà. Per questo occorre tornare a usare una sorta di setaccio, che permetta ai veri scrittori (emergenti inclusi) di proporre le proprie opere; che finisca l’inflazione di libri di mediocre qualità, spesso spacciati per opere di valore solo perché marchiati da un brand. In una parola: più serietà, che ponga fine alla mercificazione della letteratura, con il ritorno della valorizzazione della qualità dei contenuti di qualunque genere siano, mettendo da parte quell’ideologia consumistica che purtroppo continua a caratterizzare la nostra epoca negli ambiti più disparati.

Solo così potremo lasciare ai posteri opere che resteranno nelle biblioteche e potranno essere annoverate tra i classici del domani.

(Giovanni Margarone, 2019)

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