La continuità della vita

L’uomo, per sua natura, possiede l’istinto della sopravvivenza che ha quale scopo la continuazione della sua esistenza al mondo.

Si nasce, si vive, si procrea e si muore, il senso di tutto questo è più grande dell’uomo che ha cercato di dare spiegazioni in tutti i campi del suo scibile e l’uomo, con la la sua intelligenza, chiedendosi il perché della sua esistenza ha avviato, sin dalla sua comparsa, un sorprendente processo evolutivo diventando quello che ora è, dando un senso alla vita e all’esistenza.

Tutto questo giustifica e motiva la condizione umana di voler andare sempre avanti, anche di fronte alle difficoltà della  vita e poi alla morte, la fine del percorso biologico.

E’ difficile accettare la morte, come difficile è accettare l’idea di un’esistenza ultraterrena e credere nella resurrezione, in campo spirituale ci sono diversi postulati riguardo al concetto della resurrezione e dell’aldilà.

Io credo che la fine biologica sia l’inizio di una nuova fase della vita, ciò sembra in antitesi con il concetto di vita e morte, ma non lo è.

Ognuno di noi, nel corso della propria vita, lascia indelebili tracce di se stesso: procreando, il suo dna viene donato agli eredi che e ciò viene demoltiplicato nelle generazioni successive, il suo modo di essere viene recepito da chi ha ha vissuto con lui e da chi ha saputo di lui, il suo pensiero e il suo estro, presente in ogni individuo, viene testimoniato da ciò che ha fatto e da ciò che ci ha lasciato.

Ogni individuo ha la sua storia e il  ricordo di essa è la sua riattualizzazione.

Chi ci ha lasciato continua a vivere con ciò che lui è stato, e tutto ciò che rimane di lui, anche il ricordo del suo sorriso, lo renderà vivo dentro di noi per sempre.

Tutto questo rafforza quel bisogno di continuare ad andare avanti nella vita, perché chi resta fa rivivere chi ci ha lasciato, i suoi ideali, i suoi insegnamenti, le testimonianze di se stesso che vengono cosi riattualizzati e lui continua a vivere in noi.

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(Giovanni Margarone, 2013)

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