CHE L’ARRESTO DI CESARE BATTISTI SIA UN MONITO A NON DIMENTICARE

Oggi, 14 gennaio 2019, Cesare Battisti è arrivato in Italia, dopo l’arresto in Bolivia, per scontare finalmente la sua pena detentiva.

Cesare Battisti rappresenta, assieme a tanti altri terroristi, quanto siano stati bui gli Anni di piombo e quanto sia importante non dimenticare quel periodo terribile della storia italiana. Non dimenticare significa onorare le vittime che aguzzini sanguinari come Battisti hanno ferocemente trucidato, troncando vite, speranze, sogni.

Nel mio saggio avevo dedicato un articolo su quegli anni, affinché la memoria resti viva nei nostri cuori.

GLI ANNI SETTANTA

Dopo tanti anni forse la gente dimentica: i ricordi si affievoliscono, le nuove generazioni lo studiano solo a scuola. Parlo di un periodo che è stato esaltante sotto certi aspetti ma che in Italia è stato insanguinato da un terrorismo crudele e sovversivo, erano gli anni Settanta anche definiti “gli anni di piombo”, una titolazione che trasmette con estrema durezza tutta la drammaticità di quel periodo storico italiano. All’epoca quelli della mia generazione erano bambini, la televisione ogni giorno raccontava di tragici fatti terroristici, la strategia del terrore era qualcosa di oscuro, feroce, sovversivo che ingrigiva le nostre giornate, la cui eco rimbombava in modo assillante anche nei nostri cuori di bambini. Come dimenticare gli attentati a magistrati, poliziotti, istituzioni, le stragi e le rivendicazioni che puntualmente apparivano dopo ogni singolo atto terroristico?

Le vittime del terrorismo cadevano nell’adempimento del dovere in uno Stato colpito al cuore, uno Stato che forze oscure volevano sovvertire con frange armate, organizzate, la strategia della tensione attuata da un nemico invisibile e in casa nostra, che coltivava le sue reclute nelle università guidata da ideologie antidemocratiche e sovversive. Erano tempi molto duri per tutti, dei quali ricordiamo immagini in bianco e nero, dove non poteva essere più garantito al cittadino il suo diritto alla sicurezza e alla incolumità personale; tutto si vorrebbe dimenticare, archiviare per sempre, ma come dimenticare le vittime e come dimenticare quei magistrati e le forze dell’ordine che in quegli anni combatterono tenacemente, duramente e al caro prezzo della vita?

Non dimentichiamo, cerchiamo di mantenere viva la memoria e onorare la memoria di tutti i caduti e che non si dimentichino le loro famiglie che ancora oggi rivendicano giustizia.

La nostra attuale società, distratta troppo spesso dal suo frenetico e compulsivo stile di vita, non è più in grado di fermarsi a riflettere e di dare uno sguardo al passato, nella proiezione verso un futuro dove però è necessaria una riaffermazione dell’uomo e dei suoi valori, dove è necessario uscire dal relativismo dei nostri tempi. Riflettere e comparare ieri e oggi per dare un giudizio più obiettivo sulla qualità della nostra società, dovrebbe far assurgere alla conclusione che la società di oggi, e mi riferisco questa volta a quella italiana, sia migliorata rispetto a quella di quarant’anni fa, tuttavia si deve fare ancora tanto e solo con il contributo di tutti si può sperare in un futuro non conosca più, per sempre, periodi come quello degli anni di piombo. Ora che la società è proiettata nel terzo millennio, forse non si vuole pensare troppo al passato, specialmente alle cose tristi, resta però il fatto che i responsabili di tanti fatti tragici di quel periodo sono rimasti impuniti ovvero si sono sottratti alla giustizia, tante inchieste sono finite nel nulla e i familiari delle vittime non hanno ottenuto la dovuta giustizia, misteri che rimarranno tali o un giorno si saprà tutta la verità?

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(Giovanni Margarone, da Oltre l’orizzonte, 2013)

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