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Il tempo perduto

btrhdrRievocare le ceneri del passato per guardare al futuro oppure demolire il passato per costruire il futuro?
E’ un dilemma che strugge, soprattutto è presente nelle giovani generazioni che poco propense sono a considerare il passato.
Spesso un certo passato è solo da dimenticare perchè non può essere riproposto o riattualizzato, analizzare il passato per trarre da esso un’essenza positiva per la società attuale è impresa assai ardua: tutto fa pensare che il tempo dietro di noi sia solo perduto e che sia vana l’esperienza pregressa.
Ma cosa significa il passato?
Tanti lo identificano con il tempo perduto, l’oblìo, il finito: l’arcaico non si adatta all’attuale, tutto dev’essere moderno; alcuni invece la pensano all’opposto: il passato è vivo in noi, l’agire nostro deriva dall’agire dei nostri avi, il pensiero nostro è l’evoluzione del pensiero dei nostri avi, in tutto c’è del buono, basta trovarlo, isolarlo e valorizzarlo.
Lo scorrere del tempo è irrefrenabile, dimenticare è facile tanto quanto sia non pensare al domani, ma si dimentica ciò che non piace e ciò che non si vuole più, e come nella nostra sfera personale, anche la società dovrebbe sforzarsi a tranne il buono dal passato senza che questo sia, però, l’unico modo per dare un senso al mondo attuale, ciò sarebbe grave, vorrebbe dire assenza assoluta di idee, aridità di iniziativa: un mondo destinato a morire.
Bisogna rendere vivo il presente, alimentarlo continuamente, fornirlo di quel terreno fertile che funga da volano al fine di avere una società intraprendente, sorprendente, libera.
Il passato non è tempo perduto, tutto ciò che è stato ha formato l’uomo di oggi, dovrà essere la sua saggezza a fargli comprendere cosa non deve ripetersi della storia per evitare quei famosi corsi e ricorsi  che hanno dannato sempre l’umanità.

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