RECENSIONE DI “NOTE FRAGILI” a cura della scrittrice Carla Magnani

RECENSIONE DI “Note fragili”
a cura della scrittrice Carla Magnani che ringrazio pubblicamente.

Se è vero che colui che scrive mette sempre nella scrittura un po’ di sé, come non riconoscere in Francesco, il personaggio principale del romanzo ‘Note fragili’, tratti del suo autore.

La passione per la musica, per la buona letteratura, per la vita tesa a realizzare se stessi nell’arte e nei rapporti con gli altri sono presenza costante in ogni pagina. Come spesso accade non sempre questi elementi garantiscono la felicità, così il giovane Francesco si trova a fare i conti in famiglia con l’atteggiamento ostile del padre che non approva la sua totale dedizione allo studio del pianoforte. Ha il pieno appoggio della madre, insufficiente comunque a tacitare le sue inquietudini. Né andrà meglio con l’amore non ricambiato verso Sandra, causa involontaria di un drammatico incidente di cui lui sarà vittima.

Grazie all’amicizia con Michele, maestro di pianoforte e convinto estimatore delle doti artistiche di Francesco, quest’ultimo lascerà il borgo ligure affacciato sul mare per recarsi nel sud della Francia e poi a Parigi dove l’attenderanno importanti concerti. Sarà un susseguirsi di eventi accompagnati da altrettante emozioni. La conoscenza con Philippe, l’affetto tra i due in un rapporto quasi padre-figlio, il dolore per la morte di Michele e l’amore salvifico con la violinista croata Ana diventeranno parti essenziali della sua vita e formazione.

L’autore si affida a una scrittura che ci riporta ai classici della letteratura non solo italiana, dove troviamo attenzione per ogni singola parola e un uso voluto di termini ricercati in uno stile che lo contraddistingue da molta della produzione letteraria odierna. La descrizione degli ambienti, sia chiusi che aperti sullo spazio circostante, ben si adatta ai vari stati d’animo che vanno da sensazioni di abbandono e claustrofobiche, a rinnovate energie in cerca di un definitivo equilibrio personale.

Carla Magnani

RASSEGNA STAMPA: OSPITE A RADIO MARTE ALLE 7,20 DEL 2 FEBBRAIO 2019

LA MATTINA DEL 2 FEBBRAIO 2019

ALLE ORE 7,20

SARO’ OSPITE A RADIO MARTE (NAPOLI)  DOVE PARLERO’ DEI MIEI LIBRI.

RINGRAZIO SENTITAMENTE DELL’INVITO

FRANCO SIMERI DI RADIO MARTE.

A LIVELLO NAZIONALE, POTRETE  ASCOLTARE L’INTERVISTA SUL SITO WEB: 

https://www.radiomarte.it/marte/  

NONCHE’ RIASCOLTARLA SUL PODCAST




MEDITAZIONE

Per affrontare il tema, vi propongo l’ultimo articolo del mio saggio “Oltre l’orizzonte”.

Meditazione

Nella convulsa e turbinosa vita di maggior parte di noi, presi costantemente a dover fronteggiare i nostri problemi quotidiani piccoli e grandi, a dover continuamente studiare, lavorare e, purtroppo per tanti, cercare un’occupazione che ci consenta di vivere, poco spazio c’è lasciato per la meditazione.

Neanche il silenzio della notte, quando siamo sdraiati nel nostro letto, alle volte, ci consente di dedicare momenti alla riflessione, poiché spossati dalla stanchezza di una giornata magari grigia, poco significativa della quale resterà nulla o quasi nei nostri ricordi. Riflettere però è salutare, bisognerebbe farlo più spesso. La meditazione è un atto introspettivo perché è una discussione con noi stessi, quasi fossimo due menti che si confrontassero per trovare la soluzione a un nostro conflitto interno che genera faccende in sospeso. Meditare è fermarsi anche per un attimo, tirando un sospiro, raccogliere le nostre emozioni e le nostre idee e fare il punto della situazione, ragionando su determinati argomenti o valutando se sono giuste le nostre convinzioni.

Meditando, valutiamo il nostro microcosmo e la nostra microstoria, cercando di capire se sono tangibili con la realtà che ci circonda, se siamo o non siamo riusciti a uscire da quella bolla infrangibile o se vogliamo o non vogliamo uscirne; da questo possiamo scoprire le nostre paure, i nostri egoismi, le nostre angosce. Meditare, oltre a farci capire meglio il nostro io, la nostra coscienza, ci aiuta a osservare meglio il mondo che ci circonda, a vedere oltre l’orizzonte.

Certo il messaggio può non apparire così chiaro: è difficile comprendere talvolta concetti, considerazioni, sentimenti, situazioni, che crediamo non ci appartengano.

Per far capire questo, voglio narrare questo mio aneddoto autobiografico: io ho lasciato la mia terra, la Liguria, a 21 anni, ma di essa non ho mai dimenticato un piccolo lembo di spiaggia situato tra Spotorno e Bergeggi in provincia di Savona.

In quel posto, a me tanto caro, ho passato gran parte della mia giovinezza e ogni volta che torno a casa, torno in quel posto e guardo il mare; ho vissuto cosi intensi momenti di meditazione in quel luogo scrutando l’orizzonte.

I miei occhi di bambino si chiedevano cosa vi fosse oltre quell’orizzonte, credendo che fosse un limite oltre il quale c’era il vuoto, il nulla.

Crescendo, mi resi conto che la linea dell’orizzonte era solo immaginaria, perché oltre a essa continuava il mare e oltre il mare vi era altra terra con altri uomini e altre storie. Mi ero reso conto che non esisteva solo il mio mondo, ma anche altri mondi fatti di vicende, persone, sentimenti, passioni, problemi. Ho scoperto cosi che esistono altre prospettive dalle quali vedere il nostro mondo, dalle quali si possono scorgere altre realtà che vanno rispettate e accettate. Vedere oltre l’orizzonte significa aprire la nostra mente, uscire da una situazione di chiusura, accorgerci degli altri anche quando hanno bisogno. Il mondo è pieno di divisioni politiche, razziali, culturali, religiose; se l’umanità meditasse di più sui suoi problemi e le sue condizioni, riflettendo sul senso dell’esistenza su questa terra, aumenterebbe il dialogo e regredirebbero gli scontri e il pregiudizio.

Se tutti gli uomini capissero che oltre quell’orizzonte esistono altri esseri come loro con pari diritti e dignità, il mondo sarebbe migliore perché si sarebbe affermata la solidarietà e la pace.

La comprensione dei grandi problemi che affliggono l’umanità può avvenire solo grazie alla riflessione, un preludio che consenta di trovare ragionevolmente soluzioni eque e giuste, che prevalgano su tutti quei disdicevoli comportamenti frutto del lato più oscuro dell’umanità intera.

© Tutti i diritti riservati 

(Giovanni Margarone, da Oltre l’orizzonte, 2013)

RASSEGNA STAMPA: ARTICOLO APPARSO NEL BLOG “KARATE BLOG INTERNATIONAL” SU “LE OMBRE DELLE VERITA’ SVELATE”

PUBBLICO L’ARTICOLO APPARSO NEL BLOG” KARATE BLOG INTERNATIONAL” CHE COMMENTA “LE OMBRE DELLE VERITA’ SVELATE”

CLICCATE SUL SEGUENTE LINK:
KARATE BLOG INTERNATIONAL

RINGRAZIO SENTITAMENTE PER LA PUBBLICAZIONE MASSIMO GIULIANI, CARMEN SANSONETTI E L’ADDETTA STAMPA FRANCESCA GHEZZANI

VI RICORDO CHE QUESTO ROMANZO E’ IN VENDITA PRESSO QUESTE LIBRERIE (CLICCARE QUI): LIBRERIE ITALIA

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… E ALTRE ANCORA ANCHE IN FORMATO EBOOK

… E ANCHE NEL 2019 CONTINUANO A VIVERE I MIEI LIBRI…

Leggete, condividete, giudicate!
Mi rivolgo a Voi cari lettori, bloggers e amici che amano questo bellissimo mondo della letteratura. Seguite le novità di questo nuovo anno e attendo i Vostri preziosi giudizi!
… IO, INTANTO, CONTINUO A SCRIVERE …

LE OMBRE DELLE VERITA’ SVELATE  Romanzo
(SECONDA EDIZIONE 2018)

MARGARONE GIOVANNI LE OMBRE DELLE VERITA' SVELATE COVER

Gianni, un orfano siciliano che ha fatto fortuna in Irlanda grazie alla sua arte, è invitato a presentarsi a Cuneo per motivi ignoti. Nel Piemonte del dopoguerra Luigi, un uomo intraprendente quanto egoista e spregiudicato, riesce a mettere su un impero. Altrove – in Friuli – Costanza viene cresciuta con amore dai suoi genitori; ma il terremoto del ‘76 si abbatterà sulla sua vita… Su queste tre storie si allunga l’ombra della verità. Quale sarà mai?

Commento di Enrico Marras, artista e poeta.

Tre esistenze, solo apparentemente distanti, si intrecciano ineludibilmente nell’ultimo romanzo dell’autore ligure, ma friulano d’adozione, Giovanni Margarone.

Gianni è un pittore siciliano che vive le inquietudini della sua condizione di orfano (profondamente narrate, in un lacerante percorso esistenziale, a Pietro, fortuito compagno di viaggio anch’egli in attesa di un volo aereo da Dublino verso l’Italia).  Tale stato di abbandono si protrae nei rapporti umani che si susseguono, dal ceramista mastro Gaspare alla fidanzata Chiara, dall’amico Giuseppe al critico d’arte irlandese John, personaggi magistralmente tratteggiati ed inseriti di volta in volta in seno ad ambientazioni suggestive, dalla Sicilia a Torino passando da Cividale del Friuli sino a Dublino (ove si condenserà il suo successo artistico), in un intenso crescendo emozionale che vedrà presso uno Studio Notarile di Cuneo il suo epilogo. Luigi è un militare piemontese che durante la seconda guerra mondiale combatte nella Sicilia occupata dagli alleati e durante le vicissitudini belliche, a seguito di un ferimento, trova riparo da una famiglia presso Caltagirone. Dopo un travolgente, ma sotterraneo, rapporto passionale con Maria (nascosto al possessivo padre Giorlando), Luigi risale l’Italia tornando nel suo Piemonte, accolto dall’affetto della madre Teresa. In questa nuova vita emerge il reale carattere spregiudicato di Luigi che crea un impero economico (coadiuvato dal fedele ragioniere Ferrero), esibendo un ”modus vivendi” decisamente anaffettivo e a tratti violento (esemplificativi i rapporti con la moglie Alberta e con l’operaia Sonia, senza dimenticare la scena drammatica, volutamente enfatizzata, del licenziamento di una sua dipendente). Costanza è una donna friulana (precisamente di Gemona del Friuli) molto legata ai suoi genitori ed in particolare al padre Ermete, ma all’improvviso il terremoto del 1976 cambierà la sua vita. I momenti drammatici, successivi al sisma, vedranno la comparsa del soccorritore Francesco col quale si instaurerà un profondo rapporto sentimentale e la creazione di un solido nucleo familiare. Su tali esistenze si proietterà un’ombra inattesa densa di tensione emotiva e mistero con un finale sorprendente, che non lascerà indifferente il lettore.

La terza esperienza letteraria di Margarone vive di un attento e vivace intreccio narrativo composto da storie variegate che si riannodano nel finale, in uno sviluppo narrativo estremamente scorrevole e, simultaneamente, intriso di pura passione, ove emergono, in particolare nell’artista Gianni, i patimenti a tratti presenti nel personaggio di Francesco in “Note Fragili” (precedente romanzo dell’autore). Si nota in Giovanni Margarone una spiccata attenzione alla letteratura ottocentesca russa e francese (in particolare Fiòdor Dostoevskij e Gustave Flaubert, quest’ultimo menzionato, con la sua “Madame Bovary”, in un dialogo fra Gianni e Chiara) senza dimenticare i riferimenti al novecento italiano, nelle figure di Luigi Pirandello (“Il fu Mattia Pascal”) e Italo Calvino (“Se una Notte d’inverno un viaggiatore”). Si consolida ulteriormente la cifra stilistica dell’autore che gli permette di raggiungere, con quest’opera, un equilibrio narrativo maturo e consapevole, tale da rendere il romanzo coinvolgente nella sua ricerca di una verità sofferta e mai scontata.

Il romanzo con il titolo della precedente edizione  “L’ombra della verità” è stato classificato finalista secondo ex aequo al Concorso Eccellenze di Castiglione Cosentino.

MARGARONE GIOVANNI DIPLOMA

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NOTE FRAGILI
Romanzo
(SECONDA EDIZIONE 2018)

MARGARONE-GIOVANNI-NOTE-FRAGILI-COVER

Un giovane consacra la sua intera esistenza al suo unico, grande amore: la musica. Ma nel frattempo la vita scorre, anzi fugge lontana, e l’amore, passo dopo passo, cambia volto in un vorticoso succedersi di false speranze, rabbie, delusioni. Gli sarà dunque possibile mostrare al mondo il suo talento? Oppure, magari con l’aiuto di un’incantevole violinista, scoprirà che esiste un universo che nessun pentagramma – neanche il Rondò a Capriccio di Beethoven è in grado di contenere, grande come quel mare che da bambino contemplava attraverso la finestra della sua cameretta?

Commento di Enrico Marras, artista e poeta.

L’esistenza di Francesco è immersa in una intensa sensibilità che si estrinseca nella passione musicale, alla quale si dedica in un percorso irto di difficoltà familiari (comprensione materna e incomunicabilità paterna), nella suggestiva ambientazione di un borgo ligure affacciato sul mare.
Nonostante le vicende avverse (fra cui l’amore non ricambiato con Sandra), diviene determinante l’amicizia con Michele, maestro di pianoforte e primo estimatore del talento di Francesco, che porterà il protagonista del romanzo ad esibirsi prima nel sud della Francia per poi raggiungere Parigi.
Tale cammino si sviluppa in un susseguirsi di emozioni e conoscenze (fra le quali spicca il personaggio di Philippe) e di eventi dolorosi (il drammatico incidente per riavvicinare Sandra e la commovente perdita del suo amico Michele).
Ma sarà l’amore con la violinista croata Ana che permetterà a Francesco, in un momento dilaniante della sua carriera artistica, di scoprire nuove “partiture” esistenziali in un finale inaspettato e denso di pathos.

Il romanzo (seconda esperienza letteraria di Giovanni Margarone) scorre fluido in una intensa narrazione che, in particolare nei patimenti del giovane protagonista, attinge da Dostoievskij (il Raskolnikov di “Delitto e Castigo”), Goethe (“I Dolori del Giovane Werther”) e Foscolo (“Ultime lettere di Jacopo Ortis”), mantenendo costantemente una sua vivace originalità descrittiva ed emozionale.
Un libro che, nella sua piacevolezza, permette al lettore di immedesimarsi nelle profonde inquietudini di Francesco, ponendosi delle non facili domande sulla tortuosa ed ineffabile ricerca della propria (personale) felicità.

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