RASSEGNA STAMPA: OSPITE A RADIO MARTE ALLE 7,20 DEL 2 FEBBRAIO 2019

LA MATTINA DEL 2 FEBBRAIO 2019

ALLE ORE 7,20

SARO’ OSPITE A RADIO MARTE (NAPOLI)  DOVE PARLERO’ DEI MIEI LIBRI.

RINGRAZIO SENTITAMENTE DELL’INVITO

FRANCO SIMERI DI RADIO MARTE.

A LIVELLO NAZIONALE, POTRETE  ASCOLTARE L’INTERVISTA SUL SITO WEB: 

https://www.radiomarte.it/marte/  

NONCHE’ RIASCOLTARLA SUL PODCAST




RASSEGNA STAMPA: OSPITE A RADIO VERA PER PRESENTARE “LE OMBRE DELLE VERITA’ SVELATE”

 


 

 

SABATO 2 MARZO 2019 ALLE 10,20
SARO’ OSPITE
AL PROGRAMMA DI RADIO VERA (BRESCIA) “LIBRARE TIME”
DURANTE IL QUALE  PRESENTERO’ IL MIO ROMANZO “LE OMBRE DELLE VERITA’ SVELATE”

RINGRAZIO SENTITAMENTE DELL’INVITO LA CONDUTTRICE DEL PROGRAMMA
MARINA BROGNOLI

PER LA DIFFUSIONE NAZIONALE, L’INTERVISTA SARA’ DISPONIBILE SUL PODCAST DI  RADIOVERA.NET

CHE L’ARRESTO DI CESARE BATTISTI SIA UN MONITO A NON DIMENTICARE

Oggi, 14 gennaio 2019, Cesare Battisti è arrivato in Italia, dopo l’arresto in Bolivia, per scontare finalmente la sua pena detentiva.

Cesare Battisti rappresenta, assieme a tanti altri terroristi, quanto siano stati bui gli Anni di piombo e quanto sia importante non dimenticare quel periodo terribile della storia italiana. Non dimenticare significa onorare le vittime che aguzzini sanguinari come Battisti hanno ferocemente trucidato, troncando vite, speranze, sogni.

Nel mio saggio avevo dedicato un articolo su quegli anni, affinché la memoria resti viva nei nostri cuori.

GLI ANNI SETTANTA

Dopo tanti anni forse la gente dimentica: i ricordi si affievoliscono, le nuove generazioni lo studiano solo a scuola. Parlo di un periodo che è stato esaltante sotto certi aspetti ma che in Italia è stato insanguinato da un terrorismo crudele e sovversivo, erano gli anni Settanta anche definiti “gli anni di piombo”, una titolazione che trasmette con estrema durezza tutta la drammaticità di quel periodo storico italiano. All’epoca quelli della mia generazione erano bambini, la televisione ogni giorno raccontava di tragici fatti terroristici, la strategia del terrore era qualcosa di oscuro, feroce, sovversivo che ingrigiva le nostre giornate, la cui eco rimbombava in modo assillante anche nei nostri cuori di bambini. Come dimenticare gli attentati a magistrati, poliziotti, istituzioni, le stragi e le rivendicazioni che puntualmente apparivano dopo ogni singolo atto terroristico?

Le vittime del terrorismo cadevano nell’adempimento del dovere in uno Stato colpito al cuore, uno Stato che forze oscure volevano sovvertire con frange armate, organizzate, la strategia della tensione attuata da un nemico invisibile e in casa nostra, che coltivava le sue reclute nelle università guidata da ideologie antidemocratiche e sovversive. Erano tempi molto duri per tutti, dei quali ricordiamo immagini in bianco e nero, dove non poteva essere più garantito al cittadino il suo diritto alla sicurezza e alla incolumità personale; tutto si vorrebbe dimenticare, archiviare per sempre, ma come dimenticare le vittime e come dimenticare quei magistrati e le forze dell’ordine che in quegli anni combatterono tenacemente, duramente e al caro prezzo della vita?

Non dimentichiamo, cerchiamo di mantenere viva la memoria e onorare la memoria di tutti i caduti e che non si dimentichino le loro famiglie che ancora oggi rivendicano giustizia.

La nostra attuale società, distratta troppo spesso dal suo frenetico e compulsivo stile di vita, non è più in grado di fermarsi a riflettere e di dare uno sguardo al passato, nella proiezione verso un futuro dove però è necessaria una riaffermazione dell’uomo e dei suoi valori, dove è necessario uscire dal relativismo dei nostri tempi. Riflettere e comparare ieri e oggi per dare un giudizio più obiettivo sulla qualità della nostra società, dovrebbe far assurgere alla conclusione che la società di oggi, e mi riferisco questa volta a quella italiana, sia migliorata rispetto a quella di quarant’anni fa, tuttavia si deve fare ancora tanto e solo con il contributo di tutti si può sperare in un futuro non conosca più, per sempre, periodi come quello degli anni di piombo. Ora che la società è proiettata nel terzo millennio, forse non si vuole pensare troppo al passato, specialmente alle cose tristi, resta però il fatto che i responsabili di tanti fatti tragici di quel periodo sono rimasti impuniti ovvero si sono sottratti alla giustizia, tante inchieste sono finite nel nulla e i familiari delle vittime non hanno ottenuto la dovuta giustizia, misteri che rimarranno tali o un giorno si saprà tutta la verità?

© Tutti i diritti riservati

(Giovanni Margarone, da Oltre l’orizzonte, 2013)

La continuità della vita

L’uomo, per sua natura, possiede l’istinto della sopravvivenza che ha quale scopo la continuazione della sua esistenza al mondo.

Si nasce, si vive, si procrea e si muore, il senso di tutto questo è più grande dell’uomo che ha cercato di dare spiegazioni in tutti i campi del suo scibile e l’uomo, con la la sua intelligenza, chiedendosi il perché della sua esistenza ha avviato, sin dalla sua comparsa, un sorprendente processo evolutivo diventando quello che ora è, dando un senso alla vita e all’esistenza.

Tutto questo giustifica e motiva la condizione umana di voler andare sempre avanti, anche di fronte alle difficoltà della  vita e poi alla morte, la fine del percorso biologico.

E’ difficile accettare la morte, come difficile è accettare l’idea di un’esistenza ultraterrena e credere nella resurrezione, in campo spirituale ci sono diversi postulati riguardo al concetto della resurrezione e dell’aldilà.

Io credo che la fine biologica sia l’inizio di una nuova fase della vita, ciò sembra in antitesi con il concetto di vita e morte, ma non lo è.

Ognuno di noi, nel corso della propria vita, lascia indelebili tracce di se stesso: procreando, il suo dna viene donato agli eredi che e ciò viene demoltiplicato nelle generazioni successive, il suo modo di essere viene recepito da chi ha ha vissuto con lui e da chi ha saputo di lui, il suo pensiero e il suo estro, presente in ogni individuo, viene testimoniato da ciò che ha fatto e da ciò che ci ha lasciato.

Ogni individuo ha la sua storia e il  ricordo di essa è la sua riattualizzazione.

Chi ci ha lasciato continua a vivere con ciò che lui è stato, e tutto ciò che rimane di lui, anche il ricordo del suo sorriso, lo renderà vivo dentro di noi per sempre.

Tutto questo rafforza quel bisogno di continuare ad andare avanti nella vita, perché chi resta fa rivivere chi ci ha lasciato, i suoi ideali, i suoi insegnamenti, le testimonianze di se stesso che vengono cosi riattualizzati e lui continua a vivere in noi.

© Tutti i diritti riservati

(Giovanni Margarone, 2013)

IL TEMPO PERDUTO

Rievocare le ceneri del passato per guardare al futuro oppure demolire il passato per costruire il futuro?

È un dilemma che strugge, soprattutto è presente nelle giovani generazioni che poco propense sono a considerare il passato.

Spesso un certo passato è solo da dimenticare perché non può essere riproposto o riattualizzato, analizzare il passato per trarre da esso un’essenza positiva per la società attuale è impresa assai ardua: tutto fa pensare che il tempo dietro di noi sia solo perduto e che sia vana l’esperienza pregressa.

Ma cosa significa il “passato”?

Tanti lo identificano con il tempo perduto, l’oblio, il finito: l’arcaico non si adatta all’attuale, tutto dev’essere moderno; alcuni invece la pensano all’opposto: il passato è vivo in noi, l’agire nostro deriva dall’agire dei nostri avi, il pensiero nostro è l’evoluzione del pensiero dei nostri avi, in tutto c’è del buono, basta trovarlo, isolarlo e valorizzarlo. Lo scorrere del tempo è irrefrenabile, dimenticare è facile tanto quanto sia non pensare al domani, ma si dimentica ciò che non piace e ciò che non si vuole più, e come nella nostra sfera personale, anche la società dovrebbe sforzarsi a trarne il buono dal passato senza che questo sia, però, l’unico modo per dare un senso al mondo attuale, ciò sarebbe grave, vorrebbe dire assenza assoluta di idee, aridità di iniziativa: un mondo destinato a morire. Bisogna rendere vivo il presente, alimentarlo continuamente, fornirlo di quel terreno fertile che funga da volano al fine di avere una società intraprendente, sorprendente, libera. Il passato non è tempo perduto, tutto ciò che è stato ha formato l’uomo di oggi, dovrà essere la sua saggezza a fargli comprendere cosa non deve ripetersi dalla storia per evitare quei famosi corsi e ricorsi storici che hanno dannato sempre l’umanità.

© Tutti i diritti riservati

(Giovanni Margarone, da Oltre l’orizzonte, 2013)